L’abbandono di uno dei genitori è difficile da capire per il bambino. Come può svilupparsi come persona senza soffrire in ogni fase della sua vita?
L’abbandono da parte del padre o della madre provoca, per alcuni, una vera lesione emotiva difficile da gestire nel corso degli anni: mentre altri riescono a fiorire e svilupparsi come persona nonostante quest’assenza, altri si portano dietro le sue conseguenze.
I tassi di abbandono sono ancora molto elevati, in particolare in alcuni paesi, come quelli dell’America Latina. Per alcuni, ciò è dovuto a problemi sociali come la disoccupazione e la povertà. Per altri, il fattore più importante è la cultura: in alcuni casi l’abbandono del padre è considerato relativamente normale perché esiste una forte relazione tra le gravidanze indesiderate, in particolare tra adolescenti, e l’abbandono del padre, per esempio.
Proprio come ci sono molti modi per accompagnare un bambino, ci sono anche diversi modi per lasciarlo andare.
Ogni tipo di abbandono genera le sue conseguenze, che dipenderanno anche dal carattere del bambino e dalla saggezza del genitore che rimane. Quest’ultima è fondamentale per spiegare la situazione senza vittimizzare e insegnando come crescere senza dipendere dall’affetto di una persona assente.
Nel caso del genitore completamente assente, il bambino può soffrire mentre cresce perché ha la tendenza a mettere in discussione la sua vita, perché non si sente amato, ecc. I sentimenti possono essere profondi e difficili da accettare.
Se la figura paterna o materna viene parzialmente sostituita da qualcuno, l’effetto è, ovviamente, minore e il bambino può colmare questa lacuna più facilmente.
L’assenza di un padre o di una madre che lascia il posto all’unica relazione madre-figlio o padre-figlio può, per alcuni, creare un’importante dipendenza per il bambino. Quindi avrà difficoltà ad esplorare, ad allargare i suoi orizzonti e a fidarsi delle sue abilità. Ciò può eventualmente portare a un senso di esclusione. Non è bene che il genitore che rimane diventi “padre e madre allo stesso tempo”. Alcuni bambini abbandonati hanno difficoltà ad adattarsi al mondo e alla realtà. È anche probabile che sviluppino la paura di un profondo attaccamento.
In conclusione, l’assenza del padre o della madre apre una profonda ferita emotiva, specialmente nei primi anni di vita. Il suo vuoto non sarà mai riempito e la traccia della sua assenza sarà molto difficile da cancellare.
Abbiamo accennato che l’abbandono nei bambini non è una questione meramente fisica, ovvero che avviene quando un genitore se ne va o in caso di lutto, ma anche quando il bambino sperimenta un senso di abbandono nei confronti del caregiver o del genitore, ovvero quando non vengono soddisfatte le necessità fisiche o emotive del bambino.
In tutti questi casi l’abbandono viene vissuto come un lutto, una perdita che inficia l’equilibrio psicofisico del bambino e la sua spinta alla sopravvivenza fisica e psicologica innescando il dubbio di non essere abbastanza o di non esser degno d’amore.
La sindrome o paura dell’abbandono non è riconosciuta come una vera e propria fobia o un vero e proprio disturbo in sé, ma può portare comunque a una profonda angoscia e tristezza che in alcuni casi può sfociare in altri disturbi come dipendenze o depressione. L’abbandono può derivare sia da un trauma reale di abbandono, quindi un lutto o l’allontanamento di un genitore o del caregiver, ma anche dal tipo di stile di attaccamento che i genitori adottano. Gli stili di attaccamento sono stati studiati ed elaborati da John Bowlby per generare degli schemi relazionali tra genitori e figli.
L’attaccamento potrebbe essere definito come il legame che si instaura tra due individui a seguito di specifici comportamenti che si instaurano tra genitore e figlio che generano quel vincolo le cui basi si trovano nelle primissime relazioni che il neonato e il bambino hanno coi genitori.
A seconda delle risposte che il bambino otterrà dal genitore rientrerà in uno specifico stile di adattamento che potrà essere più o meno funzionale e che avrà una serie di ripercussioni sia sul suo essere che sulle sue relazioni. In questo senso lo stile di attaccamento che si instaura con i genitori verrà ripresa in futuro dal bambino che ripeterà gli stessi modelli operativi relazionali.
Pertanto se lo stile di attaccamento che si instaura con l’adulto è di tipo sicuro, il bambino crescerà con una buona autostima e sicuro sia di sé che del prossimo. Ma se lo stile di attaccamento dovesse essere evitante o ansioso il bambino potrebbe sviluppare alcune ansie e timori, tra cui la paura dell’abbandono, bassa autostima e scarsa fiducia nelle relazioni. Per esempio, alcuni atteggiamenti che possono inficiare il legame con il bambino sono:
L’abbandono da adulti ovviamente non si verifica nei confronti dei genitori, ma si vive nel caso di una separazione dal partner. Quindi anche se non si hanno avuto esperienze di abbandono da piccoli, il trauma dell’abbandono si può vivere anche da adulti in caso di perdita del partner, perché ci si lascia o in caso di lutto.
In questi casi il trauma potrebbe sussistere e influenzare comunque tutte le relazioni future dell’adulto che siano esse professionali, romantiche, amicali ,etc
Ovvero il trauma dell’abbandono da adulti potrebbe influire negativamente creando una paura e un’ansia abbandonica in una relazione che sennò sarebbe potuta essere sana
Quali sono i sintomi che possono farci capire di soffrire di paura dell’abbandono?
I sintomi più evidenti sono quelli che si riversano direttamente sulla relazione attraverso atteggiamenti non completamente sani, come per esempio:
Tutti questi comportamenti sono volti a eliminare la possibilità che l’altro si stanchi di noi, o possa criticare il rapporto, o che non sia d’accordo con noi proprio per far si che l’altro non ci lasci. Si cerca di creare una relazione perfetta, ma in questo modo si pongono le basi di una relazione fittizia dal momento che non ci si mostra davvero per quelli che si è. Il paradosso della paura dell’abbandono molto spesso è proprio creare relazioni che finiranno quasi sicuramente in una separazione, dal momento che si basano su falsi atteggiamenti e presupposti.
La paura dell’abbandono si manifesta pertanto attraverso alcuni atteggiamenti nelle relazioni ma nascono appunto una forte angoscia e ansia emotiva che deriva spesso da traumi del passato.
Non fidarsi del partner, sentirsi soli, credere che il partner sia pronto in ogni momento a lasciarci e credere pertanto di rimanere soli per tutta la vita: l’ansia abbandonica si manifesta deteriorando prima noi stessi e poi le relazioni.
Tutti questi sentimenti e i sintomi a loro associati di cui abbiamo parlato precedentemente, possono portante a generare nei casi più gravi attacchi di panico e ira e in alcuni casi anche depressione. Molto spesso infatti l’angoscia provata per la paura dell’abbandono è accompagnata da una scarsa autostima e concezione di amabilità: da qui possono scaturire tutti quei comportamenti che ricercano di evitare la separazione e che possano riconfermare in qualche modo il fatto di non essere degni di amore.
E così si può iniziare a vivere per far felice l’altro reprimendo sé stessi, o generando pensieri ossessivi e di gelosia, o cercando di rendere la relazione il più perfetta possibile e sentendosi sempre colpevole qualvolta si presentino dei problemi all’interno della coppia.
Tutto ciò porterà a creare un circolo vizioso e una sorta di dipendenza dalla coppia e dal partner, che a sua volta soffrirà probabilmente di problemi disfunzionali.
Ovviamente tutti questi atteggiamenti provocheranno ulteriori danni alla persona che soffre di tali ansie, che vedrà nel fallimento o nei problemi della relazione (che in realtà non potrebbe continuare in ogni caso vista la sua disfunzionalità) una conferma ulteriore del fatto di non essere degna d’amore.
In questi casi, sia per il circolo vizioso che si tende a creare, sia per il malessere generato, potrebbe essere opportuno seguire una terapia con uno psicologo. È fondamentale cercare di iniziare un percorso per riscoprire sé stessi, ritrovare la propria autostima, imparare ad amarsi ma anche per curare la ferita dell’abbandono e saper riconoscere l’amore che ci danno gli altri, per superare l’ansia e l’angoscia e poter iniziare a stabilire relazioni più sane e durature.
I comportamenti classici della paura abbandonica sono evitamento, controllo, rassegnazione. Questi tipi di comportamento sono quadri generali in cui si possono inserire la maniera di comportarsi di qualcuno che soffre della sindrome dell’abbandono:
Ovviamente tutti questi comportamenti porteranno solamente ad allontanare il partner e probabilmente a rendere reale il timore dell’abbandono.
Tutti i comportamenti che abbiamo descritto nel corso dell’articolo hanno sottolineato come chi soffre di tale paura inneschi, nel tentativo di difesa e allo stesso tempo involontariamente, dei comportamenti che lo incastrano in un circolo vizioso il cui risultato è la conferma di quelle insicurezza da cui stavano cercando di proteggersi (ovvero la paura di non essere amabile o degno di amore e pertanto di essere lasciato). Tutto questo è veramente molto doloroso e pertanto è importante capire se si sta soffrendo di tale paura e cercare di superarla.
Come superare il trauma dell’abbandono? Come andare oltre?
Questo lavoro su se stessi richiederà, quando possibile, di ritornare al contesto dell’abbandono. Ad esempio, per rivedere quale immagine la stessa madre ha dato al padre, o viceversa il padre della madre, la sua visione della coppia, le loro sofferenze, la loro solitudine…Perché c’è stato l’abbandono?
L’andare oltre dipenderà in gran parte dal modo in cui la madre o il padre hanno presentato l’abbandono al bambino.
Per lavorare sul sentimento di abbandono e non creare una ferita troppo profonda, si consiglia innanzitutto di accettare il sentimento e di esprimere le proprie emozioni, sia quelle di ieri che quelle di oggi. Quindi si lavora su se stessi per cercare di riconoscere i momenti in cui ci sentiamo abbandonati.
È in quel momento che entriamo in una fase di accettazione: ci permettiamo di essere fragili e sensibili.
Quindi è importante risolvere gli abbandoni e le paure reali. In questa fase, proviamo a ricordare razionalmente i fatti e cerchiamo di dar loro un senso. Queste due fasi possono essere dolorose, ma permettono, in qualche modo, di piangere l’abbandono per poter costruirsi.
Infine, dobbiamo porci la seguente domanda: di fronte a questo o questi abbandoni, come ci si è protetti? Ora si ha una prospettiva diversa della vita e di ciò che si è vissuto, che consente di accettare e di mettere da parte quel sentimento e la paura dell’abbandono? Si è pronti a lasciar andare quella persona scomparsa della propria vita e a continuare per la propria strada? Si desidera prendere decisioni senza dipendere dal passato?
Da questo giorno in poi, inizierà il processo per cominciare a costruirsi come persona e per scegliere chi si vuol essere. Per ritrovarsi, consigliamo di lasciare spazio alla creatività. In effetti, è giunto il momento di iniziare nuove attività: praticare arte, giardinaggio, riscoprire la natura, iniziare il volontariato (sociale, umanitario, sportivo, ecc.).
Ogni passo in questa ricostruzione consente di crescere personalmente affrontando diverse emozioni senza sentirti sopraffatti.
Articolo pubblicato sul sito www.guidapsicologi.it il 07.10.2021
Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi
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